CASE OPERAIE

Le prime “case operaie” di Palazzolo vennero costruite in fregio alla strada per la stazione. La Società Cooperativa Edificatrice Case Operaie sorse nel lontano 1901, su proposta della Società Operaia Maschile di Mutuo Soccorso e con lo scopo di offrire nuove case di abitazione ai lavoratori. Fu lo stesso Presidente della Società Operaia, cav. Dr. Antonio Sufflico, che promosse la prima Assemblea il 15/10/1901 e diede vita alla Società. Primo Presidente fu Giovanni Niggeler e su progetti dell’ing. Rossi di Milano nell’anno seguente venne costruito il primo gruppo di case, comprendente dodici alloggi con 60 vani utili, costati sulle cinquantamila lire. L’ingegner Cernuschi, direttore della Italcementi favorì la Società offrendo, a metà prezzo, il legante necessario alle nuove costruzioni.

Nel febbraio 1902 si cominciarono gli scavi delle fondamenta ed in settembre tutto era pronto per la solenne inaugurazione.
Il Dr. Sufflico, che era anche Sindaco del paese, desiderava che detta cerimonia coincidesse colla celebrazione del Quarantesimo di fondazione della Società Operaia (1862) e col Trentesimo della nascita della banca M.P.A. di Palazzolo (1872) che insieme, ogni dieci anni, festeggiavano questa loro comune origine. L’inaugurazione ebbe luogo l’11 ottobre 1902 coll’intervento dei Ministri Sacchi e Luzzatti, di Deputati e Senatori, ospitati dai maggiorenti del paese.

Nel 1904 il Presidente Niggeler ed il sig. Emilio Küpfer regalarono alla Società il terreno, acquistato dalla Arciprebenda di Palazzolo, del valore di L. 13.135, sul quale, nel 1907, sorsero il secondo e terzo caseggiato rispettivamente di 18 e 24 alloggi. Ma l’opera della Società continuò fino alla vigilia della guerra. Nel 1914, infatti, veniva terminato il quarto casamento con altri 18 allogi. Nel piazzale delle Case Operaie ebbero luogo le manifestazioni patriottiche del 23 giugno 1918 quando si inaugurò la bandiera dei mutilati e invalidi di guerra e il monumento ai Caduti nel nostro cimitero comunale.

Nel 1920 e nel 1925 erano pronti altri due caseggiati di 26 e 24 alloggi.

Al presidente Giovanni Niggeler, morto nel 1919 succedeva il figlio ing. Willj che proseguì l’opera del padre a vantaggio dei lavoratori e delle loro famiglie.

Nel 1942 si operò la congiunzione dei caseggiati terzo e quarto realizzando altri 12 vani. Nel dopoguerra, nel ritmo generale di rinnovamento edilizio, anche la Società Case Popolari promosse il prolungamento del caseggiato di Via Gramsci ed il sopralzo dell’edificio centrale – arrivando ad amministrare, con il presidente Commend. Italo Marzoli, collaboratore stretto del defunto ing. Willj Niggeler, ben 158 alloggi, per un totale di 350 vani.

Il recupero edilizio

Da quel lontano 1902, l’originaria Cooperativa ha continuato a operare nel campo delle abitazioni popolari fino al 1955, per poi limitarsi alla sola gestione e manutenzione di questo consistente patrimonio storico-abitativo. Quasi tutti questi edifici rispondevano ad una logica progettuale pressoché identica e ripetitiva, sia sotto l’aspetto strutturale che tipologico e funzionale. Per quel tempo si trattava di appartamenti di lusso, ognuno provvisto di focolare con relativa canna fumaria, latrina esterna sul vano corridoio-scale e per i più fortunati il bagno con vasca di graniglia nel sottotetto.

Purtroppo, come si sa, il trascorrere del tempo porta inevitabilmente all’invecchiamento delle cose e delle persone e quello che originariamente era considerato un lusso abitativo, dopo cento anni è divenuto al limite dell’accettabilità e spesso sotto le soglie minime del vivere civile.

Nel 2015, dopo un lungo iter tecnico e amministrativo è finalmente iniziato il recupero edilizio di questo patrimonio abitativo, iniziato dall’edificio detto il “Bersaglio“ per poi proseguire nell’arco temporale di tre anni con quello della ”Privativa“ e nel 2023 con l’edificio 5 Piani.