CHI SIAMO


L'ECCAL (Ente Cooperativo Costruzioni Abitazioni lavoratori) è una società cooperativa a responsabilità limitata (Scrl). Costituita nel 1947, opera nel settore immobiliare perseguendo ancor oggi la missione originale della costruzione di abitazioni economico-popolari e in termini di concreto aiuto a favore di soggetti che più necessitano di un inserimento in un contesto di vita più dignitoso.

ECCAL contribuisce in modo cospicuo al reinvestimento degli utili provenienti dall'attività immobiliare in progetti di solidarietà locali e internazionali e al finanziamento delle nuove start-up promosse dalla Cooperativa Sociale Palazzolese e Cooperativa Sociale PAESE, in seno al Movimento Cooperativo Palazzolese.

Mediante un'attenta progettazione ECCAL persegue sempre l'obiettivo della riqualificazione urbana, sia nell'ambito delle nuove lottizzazioni che negli interventi di recupero, con scelte funzionali che danno risposte efficaci e concrete alle reali esigenze urbane.

Il Piano Life, ad esempio, ha proposto una funzionalità mista in risposta alle reali esigenze di quartiere: residenziale, commerciale e sportivo-ricreativa, a completamento dei servizi e delle strutture dell'attiguo Centro scolastico polivalente. L'operazione immobiliare ha permesso di realizzare e donare alla città il parco Sport Life, con annesso campus sportivo-ricreativo. La soluzione tipologica "a corte" adottata nel Piano ha inoltre consentito di realizzare di un "quartiere nel quartiere" che, pur rispettando l’autonomia funzionale delle singole costruzioni, incentiva momenti di vita collettiva e di aggregazione sociale.

L'operazione Case operaie ha invece riqualificato i caseggiati dell'omonimo quartiere storico, consentendo di salvare un'importante pagina di storia palazzolese.

Storia


Nasce l'ECCAL

La guerra appena terminata aveva lasciato anche in Palazzolo molte ferite e strascichi di carattere sociale e politico che resero difficile il ritorno alla normalità.
Per quanto riguarda le abitazioni, si dovette, per prima cosa, cercare di riparare ciò che era stato danneggiato. Venne quindi fondato un Comitato di riparazione edilizia locale che, attraverso il competente ufficio del Genio civile, inoltrò domande per ottenere finanziamenti pubblici per la ricostruzione. Lo Stato concesse un contributo diretto oscillante tra il 50 ed il 70% delle somme necessarie ed in totale Palazzolo ricevette 7,5 milioni di lire per ben 105 interventi.

Contemporaneamente alcuni enti privati decisero la costruzione di nuovi appartamenti. Sulla strada che porta a Chiari, la ditta meccanotessile Marzoli fece costruire, accanto ai ventun fabbricati edificati prima della guerra, altre due palazzine per un totale di dodici alloggi. La stessa Società case operaie prolungò il caseggiato di via Gramsci e sopraelevò la parte centrale dell’edificio di Largo case operaie, aumentando in tal modo di venti unità il numero degli appartamenti.
L’Enal, ente del dopolavoro, invece imboccò una nuova strada nella ricerca dei fondi per la realizzazione di un gruppo di villette da edificare su un terreno posto sulla via per Grumello, ricorrendo ad una lotteria. Con la vendita dei biglietti del sorteggio si pensava di poter ricavare il denaro per le prime case. In palio venne messa una villetta ad un piano con giardino, ma il costo del biglietto stesso (lire 200 ciascuno) venne ritenuto, dalla popolazione, eccessivo e l’organizzazione, di fatto, naufragò. Però sulle fondamenta di quella casetta nacque un nuovo progetto per un nucleo di alloggi per lavoratori, costruiti da un ente corporativistico nato dalla collaborazione delle forze politiche palazzolesi.

Il rimedio agli insuccessi delle numerose domande inoltrate per ottenere dei finanziamenti pubblici finalizzati alla costruzione di alloggi popolari fu la nascita di una nuova cooperativa alla quale partecipassero tutti i lavoratori.
Fautore e sostenitore di questo progetto fu il commercialista Alessandro Ambrosetti di Palazzolo, all’epoca (1947) assessore democristiano al bilancio, che sostituirà più tardi Ugo Pedrali nella carica di sindaco. Questi ideò un meccanismo di autofinanziamento: i lavoratori avrebbero devoluto il compenso di un’ora la settimana di lavoro straordinario, costituendo così, in poco tempo, un piccolo capitale col quale chiedere poi un affidamento bancario. Tutti i partiti concorrenti all’Amministrazione comunale (democristiani, socialisti e comunisti) furono concordi e si arrivò così, il 21 agosto 1947, alla costituzione dell’ECCAL, Ente Cooperativo Costruzione Abitazioni Lavoratori.
Il sindaco Ugo Pedrali si attivò per convincere gli industriali che non sembravano molto propensi ad accettare l’iniziativa, chiarendo che l’ufficio dell’Ente cooperativo avrebbe aperto un conto per ciascun lavoratore che aderisse al progetto e le aziende avrebbero versato gli importi trattenuti direttamente sul conto. Una volta raggiunte le 1000 lire l’Ente avrebbe emesso un’azione a favore di quell’operaio, permettendogli di godere a fine anno dei dividendi sugli utili della Cooperativa e, cosa più importante, di partecipare all’estrazione per l’assegnazione degli alloggi che sarebbero stati costruiti. Alla fine anche gli industriali diedero parere favorevole, anche se solo per un periodo di prova di tre mesi e si impegnarono a trattenere quattro ore al mese il cui versamento sarebbe stato effettuato al lordo delle imposte e maggiorato di un 25 o 50%.

Atto costitutivo e Statuto-Regolamento:
Il 21 agosto 1947 presso lo studio del notaio Giovan Battista Vezzoli venne ufficialmente costituito l’ECCAL, con capitale sociale di lire 16000; fu designato presidente Ugo Pedrali, vice presidenti furono Alessandro Ambrosetti e Mario Campana, segretario amministrativo Giovanni Masneri e segretario tecnico Duilio Businaro. Lo Statuto venne registrato, presso l’ufficio del registro di Chiari, il 30 agosto 1947.

Lo statuto-regolamento vantava dodici articoli:

Articolo 1
Si costituisce in Palazzolo l’ECCAL per la costruzione di case per tutti i lavoratori che aderiranno a questo Ente cooperativo.

Articolo 2
Ogni lavoratore potrà diventare azionista dell’Ente fornendo un’ora extra di lavoro settimanale il cui ricavato (maggiorato come minimo del 50%) verrà devoluto a favore di questa iniziativa.

Articolo 3
L’ECCAL avrà un apposito ufficio segreteria che registrerà su un partitario gli importi maturati a favore di ogni operaio emettendo azioni nominali di lire 1000 ad ogni maturazione di pari importo nelle partite di ogni singolo azionista.

Articolo 4
Proprietari delle case resteranno pertanto gli operai stessi nella proporzione delle rispettive azioni possedute; su dette azioni verrà poi corrisposto annualmente un dividendo ricavato dalla ripartizione degli utili.

Articolo 5
Provvisoriamente l’Ente è amministrato da elementi proposti dai partiti locali; il consiglio provvisorio è suddiviso in due organi distinti: uno con funzioni tecniche e l’altro con funzioni amministrative.

Articolo 6
Non appena tutti gli operai soci saranno in possesso di almeno un’azione convocheranno in Assemblea straordinaria tutti gli azionisti per eleggersi democraticamente gli amministratori della loro cooperativa.

Articolo 7
A mano mano che le abitazioni verranno pronte, verranno sorteggiate tra quei soci che si saranno preventivamente messi in nota presso l’Ente.

Articolo 8
Gli appartamenti lasciati liberi dai sorteggiati dovranno però essere lasciati a disposizione della Commissione Alloggi comunale per l’assegnazione secondo i bisogni e i diritti di sfollati o sinistrati.

Articolo 9
Nello Statuto dell’ente risulterà ben chiaro che ogni azionista, qualunque sia il numero delle azioni possedute, non potrà avere diritto a più di un voto; ciò ad evitare manovre speculative atte ad espropriare con giuochi di borsa gli operai azionisti.

Articolo 10
Le case verranno costruite a forma di villette di 4 o 6 appartamenti e saranno provviste di ogni comodità e confortevole accorgimento atte a renderle gradevoli e comode sotto ogni aspetto.

Articolo 11
Tutti gli operai forestieri occupati presso gli stabilimenti locali dovranno dare la loro adesione a questa iniziativa, essendo riconosciuto anche a loro pari diritti di soci e (in secondo tempo) di alloggio nelle nuove case, riconosciuto ai lavoratori locali.

Articolo 12
L’iniziativa oltre a risolvere uno dei maggiori e più assillanti problemi locali “la crisi di alloggi” si propone di risolvere il problema della liberazione delle scuole e di tutti i locali pubblici occupati da sfollati, per rendere più regolare ogni attività civica del Comune.

Vennero inoltre costituite due commissioni, una amministrativa e l’altra tecnica onde garantire la massima trasparenza.

Costruzioni dal dopoguerra agli anni ‘90

Il primo passo della commissione tecnica della nascente Cooperativa ECCAL fu di rilevare il terreno dell’Enal con il pezzo di casetta già iniziato, subentrando così anche nei confronti delle persone che avevano acquistato il biglietto della lotteria per il sorteggio, trasformandolo in un’azione da 1000 lire.
Il 7 dicembre Ugo Pedrali convocò in un’assemblea i soci per procedere al sorteggio del nominativo delle quattro famiglie alle quali sarebbero stati assegnati i primi alloggi, pronti nel volgere di pochi mesi.

Prima però si procedette ad una specie di referendum per stabilire i criteri in base ai quali decidere a chi dovessero andare gli alloggi: a tutte le famiglie indistintamente, oppure favorendo quelle più numerose?
Con 846 voti contro 552 prevalse la prima opzione.
Accontentare quattro famiglie su circa 700 era ben poca cosa ma importante era stato dimostrare che l’Ente poteva raggiungere gli obiettivi prefissati; infatti, grazie ad un finanziamento governativo di dieci milioni di lire, alla fine di ottobre del 1948 vennero ultimati altri sedici alloggi in via Romana.
Mercoledì 29 settembre 1948 sul Giornale di Brescia apparve un articolo, intitolato “Case popolari a Palazzolo sull’Oglio” a firma del corrispondente Innocente Mainetti che ripercorreva il naufragio dell’iniziativa dell’Enal e la nascita dell’ECCAL con i primi alloggi in via Romana, nel rione di Mura.

Palazzolo, terra tra le più industriali della provincia di Brescia, sente più di ogni altro comune la necessità impellente di nuove, moderne case per i lavoratori e questo per l’aumento continuo della sua popolazione, come per la continua immigrazione di famiglie attratte dalla possibilità di lavoro nelle sue molteplici industrie. La prima idea 1946-’47 della costruzione di case fu ventilata dal locale Enal che avuto in concessione dal signor Gustavo Torre un appezzamento di terreno nell’immediata adiacenza periferica del paese, sulla strada che conduce a Grumello del Monte, dava incarico all’architetto Duilio Businaro di studiare un progetto organico di comode abitazioni per lavoratori, tanto da creare su quell’area un villaggio di una decina di casette uguali, le une dalle altre divise da un piccolo orto. Si concretò così un tipo di casa a un solo piano rialzato composta di tre ambienti con i relativi servizi; il facile e pratico finanziamento consisteva in una lotteria fra soli operai con biglietti del costo di lire 200, al vincente sarebbe passata in proprietà la bella casetta già costruita, ma l’iniziativa non ebbe esito felice, giacché sulla media di settemila lavoratori di cui è composta la nostra popolazione, non si è arrivati alla vendita dei cinquemila biglietti bastanti a coprire la spesa di costruzione in lire 1000000. Era poi la trascurabile privazione di poco più di un litro di vino, e così il progetto falliva. Un’altra iniziativa pratica e degna della massima adesione della massa operaia fu pure quella dell’istituzione (21 agosto 1947) di una Società avente per scopo la costruzione di case per lavoratori (ECCAL). Al finanziamento dell’opera poteva concorrere tutta la popolazione, mediante l’acquisto di azione di lire mille. Per dar modo ai lavoratori di poter concorrere nella realizzazione di un progetto a tutto vantaggio della classe operaia, si concordava tra le Commissioni interne e gli industriali, il lavoro di un’ora extra settimanale, l’importo della quale, maggiorato da un pari contributo delle ditte, si accantonava per dar la possibilità ad ogni singolo operaio dell’acquisto di una o più azioni nominali da lire mille. Il progetto steso dall’architetto Businaro e approvato, ebbe subito inizio, ancora sull’area ceduta dal signor Torre in via Romana per Quintano. Esso consta di due piani con quattro appartamenti di tre vani con servizi (cucina, bagno-water, cantina, solaio e orticello); gli appartamenti sono collegati da un'unica scala centrale. Questo primo gruppo venne a costare lire 6000000; era pronto per il novembre 1947 e gli appartamenti venivano assegnati per sorteggio tra gli azionisti a quattro famiglie di operai dell’industria fratelli Marzoli. Ma anche questa iniziativa che era destinata a creare nuove costruzioni analoghe che aveva riscosso lode ed ammirazione dalla stampa di ogni partito, rimase troncata ancora per il mancato appoggio della massa. Cadute le ottime iniziative di enti, il problema della costruzione di case venne affrontato direttamente dal Comune, spinto a ciò anche dal bisogno di concorrere ad alleviare la locale disoccupazione, che diventa purtroppo ogni giorno più preoccupante. Su progetto dell’architetto Businaro si deliberò la costruzione, sempre sull’area di via Romana, di quattro gruppi di case che danno un complesso armonico di sedici moderni appartamenti, dei quali otto a tre vani utili, più i servizi (cucina, bagno-water, cantina, solaio, orticello) e otto a due vani, più i servizi come i primi, ogni appartamento è munito di comodo balcone rientrante.

Il lavoro venne dato in appalto e ripartito tra due importanti ditte costruttrici locali sotto la direzione dello stesso architetto Businaro con l’assistenza del delegato comunale capomastro Battista Sala . La costruzione fu costata sei milioni per ciascuno dei due gruppi di quattro appartamenti a tre vani e quattro milioni ciascuno i due gruppi di appartamenti a due vani; totale venti milioni, dieci lo Stato, dieci il Comune. Essendo pressoché prossima l’inaugurazione dell’importante opera, l’amministrazione comunale ha reso pubblica, mediante avviso, la forma di assegnazione degli appartamenti a coloro che ne avranno fatta richiesta entro il 31 corrente mese.

La forma è del seguente tenore:

  • locazione per 25 anni, con patto di futura vendita e riscatto dietro corrispettivo del canone annuo di lire 60000 per gli appartamenti di tre locali e di lire 45000 per quelli di due locali.
  • semplice locazione per 39 anni dietro corrispettivo del canone annuo rispettivamente di lire 20000 e di lire 15000.
  • le domande, indicanti la forma di assegnazione preferita, dovranno essere accompagnate dalla ricevuta comprovante il versamento presso la tesoreria comunale di una somma pari ad una semestralità di canone a titolo di cauzione infruttifera, somma che verrà restituita ai non assegnatari.
  • indipendentemente dalla prestata cauzione, gli assegnatari dovranno versare all’atto della stipula del formale contratto di locazione, un’altra semestralità di canone, ed accettare tutte le clausole contrattuali che verranno stabilite dall’amministrazione comunale. Il nuovo villaggio che si presenta davvero accogliente per comodità di ambienti e di servizi igienici, per aria, sole e luce, per la località sana in aperta campagna, circondata da un vicino magnifico scenario di colline ricche di vigneti, incorniciato da alte montagne, accoglierà ora un complesso totale di ventun famiglie di operai; ma questo non basta ancora all’enorme necessità, perciò il Comune ha già approvato – e quanto prima si darà inizio ai lavori – la costruzione in via Piave di altri sedici appartamenti. Per questa benefica attività svolta prevalentemente a favore di famiglie di lavoratori vada al sindaco Pedrali e alla Giunta comunale il plauso della popolazione”.

Il problema casa continuava comunque ad essere impellente, troppe famiglie ancora vivevano stipate in un solo vano, altre in alloggi di fortuna e ciò creava malcontento tra la popolazione. Questa situazione era comune anche ad altri paesi e soprattutto alle città, così che intervenne il Governo stesso approvando, il 28 febbraio 1949, una legge proposta dal ministro del lavoro Amintore Fanfani che prevedeva la costituzione di una gestione autonoma dell’Ina (Istituto nazionale assicurazioni), Ente a partecipazione statale.

Subito la cooperativa palazzolese presentò richiesta per un finanziamento per l’edificazione di un piccolo villaggio, richiesta accolta il 21 giugno 1949. A ben 50 milioni ammontò il finanziamento che permise la costruzione di sei casette a schiera e di 24 appartamenti economico-popolari in via Gramsci; era inoltre prevista la costruzione di altri alloggi nella zona della Sgraffigna. Poco tempo dopo l’ECCAL inoltrò un’altra richiesta per altre 138 stanze dislocate in via Lagorio, piazza Cooperazione e via Ponte Fusia.

Il costo di ogni villetta (tre vani più servizi) era di circa 1,5 milioni di lire e le modalità del piano ECCAL prevedevano che ogni operaio a cui fosse assegnata una casa dovesse pagare 40000 lire l’anno che corrispondevano ad una quota di ammortamento con la quale nel corso di 25 anni sarebbe diventato proprietario della casa stessa. Quindi i 3/4 del costo (esattamente 980000 lire) sarebbero stati ammortizzati dall’operaio in 25 anni e 1/4 (circa 320000 lire) dallo Stato. In un articolo pubblicato sul quotidiano d’informazione Giornale di Brescia il primo dicembre del 1949, dal titolo “La ricostruzione a Palazzolo ha preceduto il Piano-case” si ripercorreva la situazione alloggi a Palazzolo, alla luce del recentissimo piano Fanfani.

“Ancora prima della programmazione del piano Fanfani, Palazzolo sull’Oglio, l’operosa cittadina industriale che fa da trait-d’union tra Bergamo e Brescia, già provata durante la guerra da ben 44 bombardamenti che avevano distrutto il suo ponte dell’autostrada, unitamente a quello ferroviario ed a numerose case circonvicine, aveva messo in opera un suo piano interno di proficua ricostruzione. Infatti gli operai del paese stesso, venuti a scarseggiare i locali di abitazione e cresciute di pari passo le richieste e le esigenze, avevano deciso di offrire ciascuno il guadagno di un’ora giornaliera di lavoro, mentre gli impresari rinunciavano a loro volta al 38% sui proventi dei loro guadagni, onde contribuire alla costruzione di un nuovo quartiere per le abitazioni dei lavoratori.
Si realizzarono così in breve tempo abitazioni per un complessivo importo di dodici milioni. Varato successivamente il piano Fanfani, Palazzolo fu quindi subito in linea per una sollecita ed operosa attuazione.
Per iniziativa dell’Unione provinciale cooperativa sorse così a sinistra della stazione ferroviaria e nei pressi dello stabilimento Ferrari, il cui proprietario munificamente ha donato l’area, un lotto di case, e precisamente sette più tre. Le dieci case di quattro appartamenti ciascuna (il cui progettista è stato il valente architetto Businaro di Palazzolo) sono ormai in via di ultimazione e tre di esse sono già giunte al tetto. La caratteristica tecnica ed economica dei singoli appartamenti composti di tre stanze più i servizi è la loro completa indipendenza, onde dar modo ai soci assegnatari della Cooperativa ECCAL di Palazzolo di poter divenire, dopo venticinque anni, durante i quali essi verranno a pagare complessivamente i tre quarti del costo, proprietari dei singoli appartamenti.
Il costo di costruzione di queste case si aggira sui cinquanta milioni, cifra che sarà coperta dall’Ina-case per i primi tre anni ed in seguito dal piano Fanfani, i cui contributi ammontano a 79 milioni.
Palazzolo recentemente come comune ha avuto altri 40 milioni di assegnazione dal piano Fanfani. Inoltre ha avuto l’autorizzazione a gestire direttamente le case dei senza tetto il cui ammontare è di sedici milioni, come da deliberazione già presa dal comune stesso. Per di più il comune di Palazzolo intende usufruire dell’articolo 12 della legge Tupini e costruire così per altri sedici milioni direttamente diventando in tale modo proprietario delle case. In complesso le nuove costruzioni a Palazzolo sono così distribuite. Case costruite: per 20 milioni in conto del comune, per 12 milioni per conto dell’ECCAL, per 16 milioni per conto dei senza tetto. Case in costruzione: per 56 milioni in conto del piano Fanfani. Case da costruire: per 40 milioni per conto del Comune, per 79 milioni per conto dell’ECCAL, per 16 milioni per conto del Comune per i senza tetto”.

Tra gli anni 1950-1961 l’ECCAL e il Comune di Palazzolo sull’Oglio continuarono ad inoltrare a Roma richieste di finanziamenti, così che si poterono edificare alcune villette in via Roncaglie, via Brescia e via Levadello e presso la vecchia piazza del mercato o foro Boario, portando a 500 il numero degli appartamenti costruiti a partire dal 1947 sino alla fine degli anni Settanta.

Il problema degli alloggi sembrava risolto ed il compito dell’ECCAL concluso, ma subentrò poi la crisi economica che mise in difficoltà molte delle fabbriche del paese che dovettero ricorrere a licenziamenti e cassa integrazione e si ritornò quindi alla penuria di abitazioni. Inoltre la legge sull’equo canone e il blocco degli sfratti portarono ad una notevole diminuzione dell’offerta di abitazioni esistenti e rallentarono il mercato delle nuove case. Ecco che di nuovo intervenne l’ECCAL che costruì altri 40 alloggi nel quartiere di San Giuseppe e pilotò la vendita delle case Marzoli che a causa della crisi erano state messe in vendita ai lavoratori che le abitavano.
Grazie anche ad un piano edilizio economico-popolare varato dall’Amministrazione comunale solo alle soglie del 1990 il problema case sembrò risolto.

Contatti


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DOVE SIAMO

CONSIGLIO


Presidente / Consigliere

Gaspari Vincenzo

nominato con atto del 28/04/2014

Nato a Palazzolo s/O il 01/08/1956, è residente a Palazzolo s/O.
Coniugato con due figli, è Direttore Generale Filmar Spa (Erbusco), Presidente di Filmar Nile Textile (Egitto), Presidente Filati Color srl (Rezzato), Vicepresidente della Banca Credito Cooperativo di Brescia, membro di Presidenza e del consiglio d’amministrazione di Confcooperative Brescia, Presidente ECCAL e Cooperativa Sociale Palazzolese, Amministratore Cooperativa Sociale PAESE.

Vice Presidente / Consigliere

Brescianini Gianluigi

Vice Presidente nominato con atto del 28/04/2014

Consigliere nominato con atto del 28/04/2014

Nato a Palazzolo s/O, il 29/11/1956, è residente a Palazzolo s/O.
Coniugato con due figlie, è agente assicurativo dal 1989 e titolare con la figlia dell'agenzia "Brescianini Assicurazioni", rispettivamente delle sedi di Palazzolo sull'Oglio e di Brescia. Ama viaggiare e fotografare.

Consigliere

Labianca Felice

nominato con atto del 28/04/2014

Nato a Palazzolo s/O, il 25/02/1951, è residente a Palazzolo s/O.
Architetto e pittore è diplomato al Liceo Artistico di Bergamo, laureato con lode al Politecnico di Milano e specializzato in restauro urbano presso l’ex Monastero di San Gallo. E' stato assessore ai Lavori Pubblici di Palazzolo sull’Oglio e docente di Arte e Immagine. Ha al suo attivo progetti di restauro architettonico, edilizia privata ed economico popolare, edilizia pubblica e religiosa, opere di design e diverse mostre di pittura.

Consigliere

Marini Armando

nominato con atto del 28/04/2014

Nato a Palazzolo s/O, il 08/06/1954, è residente a Palazzolo s/O in via Leoncavallo 13.

Consigliere

Brescianini Chiara

nominata con atto del 28/04/2014

Nata a Palazzolo s/O il 24/08/1968, è residente a Palazzolo s/O.
Coniugata con un figlio, è Dott. Architetto in Palazzolo s/O e Consulente Tecnico presso il Tribunale di Brescia. E’ inoltre membro dell’Istituto Italiano dei Castelli, della Commissione Edilizia Comunale di Palazzolo s/O e dell’Associazione Anche io nel terzo Millennio onlus e Socio Lions Club International Distretto 108 IB2 Palazzolo s/O.

Consigliere

Ambrosetti Saramaria

nominata con atto del 28/04/2014

Nata a Brescia il 24/12/1986, è residente a Palazzolo s/O.
Laureata in Economia e Legislazione per l’Impresa con laurea specialistica in Mangement è iscritta al registro del tirocinio per revisori contabili all’Ordine dei Dottori Commercialisti di Brescia.

Consigliere

Savoldelli Silvana

nominata con atto del 28/04/2014

Nata a Palazzolo sull'Oglio il 13/09/1964 e residente a Palazzolo sull'Oglio in Viale Italia 23, è attualmente coniugata con una figlia. Laureata in Giurisprudenza, esercita dal 1992 la professione di Avvocato con studio in Palazzolo sull'Oglio.